Madrid
L'animale mitologico che non c'è più nello stemma di Madrid
Nel 1967, la Real Academia de la Historia cancellò dallo stemma di Madrid una creatura che vi era rimasta per più di un secolo per errore.
Una controversia finita in stemma
Il simbolo più antico che si conserva di Madrid, del 1212, non ha il corbezzolo: è soltanto un'orsa che cammina con sette stelle sul dorso, la stessa insegna che, secondo la tradizione, i miliziani della città portarono nella battaglia delle Navas de Tolosa. L'albero fu aggiunto dieci anni dopo, nel 1222, per chiudere una controversia tra il Consiglio cittadino e la Chiesa sull'uso dei monti che Alfonso VIII aveva ceduto a Madrid nel 1202: alla Chiesa toccò l'orsa che cammina, al Consiglio un'orsa ritta contro un albero — poi identificato come corbezzolo — che reclamava anche il frutto. Da questa spartizione nacque il soprannome che la città porta ancora oggi.
Il serpente che un cronista trasformò in drago
Nel 1569, demolendo la Puerta Cerrada per allargare il passaggio, apparve scolpito sulla chiave di volta principale un rilievo che il cronista della città, Juan López de Hoyos — anni dopo maestro di un giovane Cervantes —, descrisse come "un fiero e spaventoso drago". La gente iniziò a chiamare quell'accesso la Puerta de la Culebra, e non per caso: nello stesso disegno che López de Hoyos incluse nella sua cronaca, la presunta bestia non è altro che una comune biscia. La leggenda, ciò nonostante, attecchì.
Corona va, corona viene
Nel 1554, Carlo I insignì Madrid del titolo di villa "coronata e imperiale", e lo stemma guadagnò una corona imperiale aperta. Non fu l'ultima corona che ricevette: nel 1822, la Milizia Nazionale tenne testa alla Guardia Reale in difesa della Costituzione, e Ferdinando VII premiò la città con una corona civica di foglie di quercia intrecciate su fondo granata, che si aggiunse allo stemma decenni dopo. Due corone diverse, due episodi politici diversi, nello stesso spazio ridotto di un blasone.
Più antico, più sovraccarico
A metà Ottocento, il Comune riformò lo stemma e lo rese più complesso che mai: lo divise in quarti, lasciò l'orso e il corbezzolo in uno di essi, collocò in alto la corona civica del 1822 e fece rivivere, dorata e con un quarto tutto suo, la creatura che López de Hoyos aveva visto scolpita sulla Puerta Cerrada tre secoli prima. Fu la versione più sovraccarica che lo stemma di Madrid abbia mai avuto, e anche quella che resistette più a lungo: oltre cento anni, fino a ben dentro il Novecento.
1967, la commissione che disse di no
Quell'anno, il Comune commissionò un rapporto alla Real Academia de la Historia. Il suo presidente, Dalmiro de la Válgoma, risalì all'origine della creatura fino a quella chiave di volta del 1569 e concluse che la sua presenza nello stemma era semplicemente un errore privo di fondamento storico. Il 28 aprile 1967, il consiglio comunale approvò lo stemma che oggi identifica Madrid: campo d'argento, corbezzolo di verde, orso rampante di nero, una bordura d'azzurro con sette stelle d'argento e, in cima, l'antica corona reale. La creatura e la corona civica scomparvero quello stesso pomeriggio, dopo quasi un secolo nello stemma ufficiale della città.
Quello stemma sovraccarico, con corona civica e la creatura che la Real Academia finì per cancellare nel 1967, non è svanito del tutto: resta inciso, ancora oggi, in un angolo ben preciso del centro di Madrid che migliaia di persone calpestano ogni giorno senza chinarsi a guardarlo. I testimoni della Villa y Corte parte esattamente da lì, ed è solo il primo di otto dettagli che la Madrid degli Austrias custodisce all'altezza degli occhi, non dentro una vetrina.